Discorso

Vorrei dirti guscio

strafatto di polvere e strade

malassate. Fuori

della cornice di una stella,

questo cielo ha di me

nulla che non lieviti

con il comò - la pagina

piegata sopra

profuma delle mie stesse

mani. Vedi che è cresciuto

qui dentro

il sogno più tiepido,

e ha un significato leggero

e vorrei bruciare l'occhio

strizzato di amore

perché un piccolissimo pendolo

mi costruisca la notte

[: fino a te sono giunta].

La mia lontananza intenerisce

un muretto sul mare...

senza mai sfilare i nastri

delle tue corde vocali -

ma ogni cosa è davvero in me?

 

Ti vorrei come il grembiule

tra le suore manesche

all'asilo e pure

la preghiera. Specialmente

quella annunciata per sbaglio.

*

Urla la fine che pianta germogli

Mio amore, ho sentito che ti sfugge

il concetto di nulla

e ne vuoi ancora un ascolto.

Ogni notte l'ora è la stessa e

scivola una possibilità di sogno:

suonano campane

che arrivano agli ultrasuoni.

È libero il pensiero di chi sono

se si spezza l'anello,

ma non conosco forze

per estinguere i padri pesanti che vivono

nella tua testa.

Parli una storia

che ha cambiato radici.

Resta,

c'è un sentiero che conduce all'usura

un albero intossicato

che può maledire il conoscersi.

Oppure non lasciare traccia di risentimento,

urla la fine che pianta germogli,

con i polmoni rossi d'aria.

 

Ancora per Laura

Un ultimo saluto.

Ho ritrovato tuoi chiari segni

nel profumo del prato, ma come

la falena, che sembra volare invece no,

adesso sangue del tuo sangue

scrive il tuo nome a caratteri irreali

e finalmente con gioia

per non esisterti.